Il Filo di Arianna: capire la Plusdotazione di bambini e adulti per dare un Senso alla Propria Storia – Dott.ssa Federica Bellò

Camminare nel mondo sentendo tutto a un volume più alto. Pensare non per linee rette, ma per costellazioni di idee che si accendono contemporaneamente. Molte persone plusdotate (gifted) trascorrono l’infanzia e l’età adulta con una sensazione costante e dolorosa: quella di essere “sbagliate“, difettose o perennemente fuori sincrono rispetto al contesto circostante.
La plusdotazione non è semplicemente un quoziente intellettivo elevato. È una forma di neurodivergenza che modifica radicalmente il modo di percepire, elaborare ed emozionarsi. Senza una bussola, questo potenziale rischia di trasformarsi in un labirinto di profonda solitudine.
Il Peso del “Troppo”: Oltre il Mito del Genio
Nell’immaginario comune, la persona plusdotata è colei che colleziona successi senza sforzo. La realtà clinica mostra uno scenario molto diverso, dominato dallo sviluppo asincrono. La maturità cognitiva corre a una velocità biologica superiore rispetto a quella emotiva e relazionale.
Questa discrepanza genera una fatica strutturale: il bambino Gifted comprende concetti complessi come la morte, l’ingiustizia o l’infinito, ma non possiede ancora le strutture emotive per tollerare il peso di quelle verità.
Da qui possono nascere ad esempio l’iperstimolabilità (reazioni intense a stimoli sensoriali, emotivi e intellettuali che possono essere non compresi o mal visti dal contesto circostante) ed anche un perfezionismo paralizzante (quando si sviluppa una forte ansia per il fatto di non corrispondere alle enormi aspettative sia interne che esterne).

Il Cortocircuito Emozionale: Quando la Mente Soffre in Silenzio
Cosa accade quando questa intensità non viene riconosciuta? Si innesca quello che la psicologia dello sviluppo definisce un vero e proprio cortocircuito emozionale.
La mente della persona Gifted elabora le informazioni a una velocità e con una profondità tali da saturare i canali della regolazione emotiva. Se l’ambiente circostante come la scuola minimizza questa sensibilità (con frasi come “sei troppo tragico”, “esageri sempre”), il circuito si rompe e non perché l’allievo è pigro o poco motivato ma perché è dotato di un pensiero di tipo divergente che porta a difficoltà nel seguire percorsi lineari richiesti negli apprendimenti classici.
L’emozione spiacevole, anziché essere veicolo di apprendimento, si trasforma in un segnale di allarme permanente. La paura di fallire e il senso di alienazione si radicano nei circuiti neuronali in modo profondo.
Il potenziale cognitivo, bloccato dall’angoscia di non essere compreso, può spegnersi o trasformarsi in ansia generalizzata, isolamento e depressione.
La Diagnosi come Atto di Cura e Veridicità
Troppo spesso la mancanza di un riconoscimento formale porta a valutazioni errate come ad esempio disturbi dell’attenzione (ADHD), disturbi oppositivi o disturbi dell’umore.
La valutazione neuropsicologica della plusdotazione non serve a mettere un’etichetta di superiorità. Al contrario, è un atto di calore affettivo e veridicità scientifica. Riconoscere la Giftedness significa validare l’esperienza dell’individuo.
La diagnosi risponde a quella domanda identitaria profonda che risuona da sempre: “Perché sono così?”.
Non è un punto di arrivo, ma la chiave per rileggere il proprio passato e disinnescare la sofferenza accumulata.
L’Alleanza Terapeutica: Curare Attraverso il Riconoscimento
In questo scenario, il percorso di supporto non può essere una fredda applicazione di tecniche. Richiede un’autentica alleanza terapeutica, un calore condiviso tra il professionista e la persona (o la sua famiglia).
Il terapeuta non è un giudice del QI, ma un alleato che scende nel labirinto.
Questa alleanza si fonda sulla sintonizzazione emotiva (che accoglie la sofferenza senza giudicarla sproporzionata), sulla validazione del vissuto (per confermare alla persona che il suo modo di pensare è reale e legittimo) e sulla co-costruzione di significato (per aiutare il paziente a tradurre il “troppo” in una narrazione coerente e integrata).
Solo all’interno di una relazione sicura, dove l’altro rispecchia la nostra vera natura senza paura, il cortocircuito emozionale può essere riparato.
Ricostruire la Storia Personale
Riprendere in mano la propria vita alla luce della plusdotazione permette di risanare le ferite dello sviluppo. Molti nodi del passato cambiano improvvisamente significato: la noia opprimente a scuola non era svogliatezza, ma carenza di stimoli adeguati, le crisi emotive non erano “capricci”, ma un sovraccarico dovuto a un’empatia iper-sviluppata..
Accogliere la plusdotazione significa smettere di chiedere a una mente che viaggia alla velocità della luce di rallentare per uniformarsi. Quando la diagnosi svela la natura del proprio funzionamento e l’alleanza terapeutica sostiene il cambiamento, la persona Gifted può finalmente fare pace con la propria intensità e iniziare a scrivere il capitolo più autentico della propria vita.
👉 Se desideri approfondire l’argomento e conoscere la Dott.ssa Federica Bellò, psicologa presso il Centro Medico Sant’Angelo a Treviso, visita la pagina dedicata alla Psicoterapia.
Per maggiori informazioni prenota la tua consulenza presso il Centro Medico Sant’Angelo a Treviso compilando il form sottostante o chiamandoci al 0422-1847195.
Per avere informazioni più dettagliate scrivici a info@centromedicosantangelo.it, telefona al 04221847195 oppure compila questo form:
