L’Asperger femminile: quando il silenzio diventa invisibilità – Dott.ssa Federica Bellò

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Per molti anni la Sindrome di Asperger è stato raccontata con un volto prevalentemente maschile. Bambini con interessi ristretti, difficoltà nella comunicazione sociale e comportamenti ripetitivi hanno rappresentato l’immagine più diffusa di questa condizione. Ma cosa accade quando l’Asperger assume caratteristiche differenti? Quando dietro un’apparente adattabilità si nasconde un enorme sforzo quotidiano?

È proprio in questo spazio che si colloca il tema dell’Asperger femminile, ancora oggi spesso sottodiagnosticato o riconosciuto tardivamente.

Il prezzo dell’adattamento

Molte donne Asperger raccontano di aver trascorso l’infanzia sentendosi “diverse”, senza riuscire a comprendere il motivo. Non necessariamente apparivano isolate o prive di amicizie. Anzi, spesso osservavano con estrema attenzione le coetanee, imparando a riprodurne gesti, espressioni e modalità relazionali. Questo processo prende il nome di camuffamento sociale (masking): una strategia, spesso inconsapevole, attraverso cui la persona cerca di apparire neurotipica. Il masking non è semplice imitazione. È un lavoro cognitivo incessante: analizzare le regole implicite delle conversazioni, controllare il tono della voce, monitorare l’espressione del volto, ricordarsi quando sorridere, quando mantenere il contatto visivo, cosa dire e cosa evitare.

All’esterno può sembrare naturale. All’interno può essere profondamente estenuante.

 

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Le ragazze che “non danno problemi”

Molte ragazzine Asperger non vengono segnalate perché sono tranquille, diligenti, rispettose delle regole e con un buon rendimento scolastico. Il loro disagio, anziché manifestarsi con comportamenti oppositivi, si trasforma in ansia, perfezionismo, ipersensibilità emotiva o somatizzazioni. Spesso vengono descritte come troppo mature per la loro età, estremamente sensibili, timide, molto intelligenti ma strane, perfezioniste, emotivamente intense…
Queste caratteristiche, considerate singolarmente, non indicano l’autismo. È il loro insieme, la loro persistenza e soprattutto il grande sforzo necessario per mantenere l’equilibrio sociale a raccontare una storia diversa.

Interessi speciali… ma socialmente accettabili

Uno degli stereotipi più diffusi riguarda gli interessi ristretti. Nell’immaginario comune si pensa a treni, mappe, numeri o astronomia. Nelle ragazze gli interessi possono invece riguardare libri, psicologia, animali, medicina, musica, lingue, personaggi immaginari, moda o relazioni umane. Ciò che distingue l’interesse Asperger non è tanto l’argomento, quanto l’intensità con cui viene vissuto: un coinvolgimento profondo, sistematico, quasi totalizzante, capace di offrire sicurezza, piacere e regolazione emotiva.

Sentire troppo

Molte donne Asperger descrivono un mondo sensoriale amplificato. Rumori che altri filtrano automaticamente possono diventare insopportabili. Luci intense, etichette dei vestiti, odori, consistenze del cibo o il contatto fisico possono provocare un sovraccarico che il cervello fatica a gestire. Quando gli stimoli diventano eccessivi, la persona può arrivare a un vero e proprio esaurimento delle risorse attentive ed emotive.
Quello che dall’esterno appare come una reazione “esagerata” è spesso il risultato di un sistema nervoso che ha lavorato oltre i propri limiti.

La diagnosi che arriva dopo anni

Molte donne ricevono una diagnosi solo in età adulta. Prima di quel momento hanno spesso collezionato diagnosi differenti: ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi alimentari, disturbo borderline di personalità o burnout. Queste condizioni possono essere realmente presenti, ma talvolta rappresentano la conseguenza di anni trascorsi cercando di adattarsi a un mondo costruito secondo modalità neurotipiche.

Ricevere una diagnosi non significa trovare un’etichetta. Per molte persone significa finalmente dare un nome a una storia che, fino a quel momento, sembrava priva di spiegazioni.

Dal “cosa non va” al “come funziona”

  • La psicoterapia, in questi casi, non ha l’obiettivo di “normalizzare” la persona.
  • L’obiettivo è comprendere il suo funzionamento, riconoscere le proprie risorse, ridurre il masking quando possibile e costruire una vita più coerente con i propri bisogni.
  • La prospettiva neurodivergente invita infatti a spostare la domanda.

Non più:

“Cosa c’è che non va in questa persona?”

Ma:

“Di cosa ha bisogno questo cervello per stare bene?”
È un cambiamento culturale prima ancora che clinico.

L’Asperger femminile ci insegna che non sempre la sofferenza fa rumore.
Esistono donne che hanno imparato a sorridere mentre si sentivano fuori posto, a imitare gli altri per essere accettate, a nascondere la fatica dietro prestazioni eccellenti.
Riconoscere questa realtà significa offrire loro qualcosa che, per troppo tempo, è mancato: uno sguardo capace di vedere oltre l’apparenza.
Perché la salute psicologica non nasce dall’imparare a essere qualcun altro, ma dalla possibilità di essere compresi per ciò che si è realmente.

👉 Se desideri approfondire l’argomento e conoscere la Dott.ssa Federica Bellò, psicologa presso il Centro Medico Sant’Angelo a Treviso, visita la pagina dedicata alla Psicoterapia.

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